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Comunicazione “umanitaria”: serve un approccio consapevole, non un reality show
Cosa si pensa appena sentiamo la parola profugo? A persone in fila senza più nulla, a donne e uomini che non hanno alcuna risorsa per vivere, a dei “disperati”. Molto meno probabilmente si pensa alle cause, ai perché, al dramma più grande che una persona possa vivere, ovvero dover lasciare la propria terra, i propri cari, la propria vita. (foto Marco Alpozzi – ItRc)





