Cinquanta anni fa, alle ore 21 del 6 maggio 1976, un terremoto devastante colpì diverse aree del Friuli Venezia Giulia, radendo al suolo paesi e frazioni e causando quasi 1000 vittime, con migliaia di feriti e sfollati. Il Paese intero si mobilitò immediatamente per portare soccorso alla popolazione e la Croce Rossa Italiana fu presente sin dalle prime ore della tragedia, restando poi per quasi un anno accanto alle comunità colpite con centinaia di operatori e Volontari, mezzi e unità da campo.
Quei giorni, quell’impegno, sono rimasti nella memoria di tanti. Ma alcuni documenti che li testimoniano sono rimasti per molti anni chiusi nei faldoni dell’Archivio Storico Centrale della Croce Rossa Italiana. Oggi, cinquanta anni dopo quella tragedia, vecchie veline e immagini in bianco e nero ci raccontano un pezzo di storia d’Italia e della Croce Rossa.
Sono fotografie, ricevute, appunti, lettere di viaggio appartenuti al Comitato di Reggio Emilia. Una miniera di testimonianze: c’è il telegramma che l’allora Presidente generale della Croce Rossa Italiana, Carlo Alberto Masini, inviò a tutti i Comitati d’Italia per attivarli, c’è la richiesta dell’ufficio stampa nazionale di diramare sui giornali la raccolta di beni e denaro per la popolazione colpita. E poi le liste dei beni raccolti, le distinte dei trasporti, i blocchetti delle donazioni.















Dai telegrammi in cui la Croce Rossa Italiana riporta all’allora Lega delle società della Croce Rossa – l’attuale IFRC – le attività in supporto del Friuli, emerge il grande impegno messo in campo già a poche ora dalla catastrofe: il Direttore generale della CRI presente nei luoghi colpiti sin dalla notte tra il 6 e il 7 maggio per coordinare le attività in costante collegamento con l’allora Presidente, la mobilitazione di tutti i Comitati nazionali, l’apertura della raccolta di denaro e beni di prima necessità, l’invio di ambulanze, di centinaia di tende, letti da campo, cibo, plasma, medicinali e dispositivi medici. Sul campo, tra la gente, gli autisti delle ambulanze CRI e le Infermiere Volontarie, ufficiali e sottufficiali del Corpo Militare, i Pionieri della Croce Rossa. “Gli infermieri volontari e i pionieri presenti nei campi tendati forniscono un’assistenza sociale e sanitaria di inestimabile valore. I campi di Gemona, con 600 tende, sono gestiti direttamente dalla Croce Rossa Italiana”, si legge, in francese, in uno dei messaggi inviati a Ginevra.
In un altro appunto per la Lega delle società della Croce Rossa, datato 18 maggio, la CRI evidenzia la necessità di pianificare i servizi di assistenza per il futuro: “Si dovrà prevedere un periodo di un anno durante il quale campi, siano essi costituiti da tende, roulotte o baracche, dovranno essere mantenuti attivi”. Infatti, dopo la prima fase di emergenza, la Croce Rossa restò in Friuli, impegnandosi anche nella fase della ricostruzione con la creazione di villaggi per gli sfollati, strutture sanitarie, asili e scuole realizzati con l’utilizzo dei fondi arrivati da ogni parte del mondo e dalle Consorelle.














Nelle immagini in bianco e nero conservate per cinquanta anni ci sono i mezzi partiti per le zone colpite, le case devastate dal terremoto e le persone sfollate negli attendamenti, le cliniche da campo e i primi passi della ricostruzione, con abitazioni e scuole per far tornare una parvenza di normalità tra chi aveva perso tutto. E ancora le Infermiere Volontarie e i Militari CRI, e i giovani Volontari, allora vestiti con i camici bianchi. È in una di queste fotografie che, dopo 50 anni, si è riconosciuto Fernando Mellea, ancora oggi volontario della Croce Rossa di Reggio Emilia. Aveva solo diciotto anni e partì per il Friuli per portare aiuto alle vittime del sisma, come altre centinaia di volontari da tutta Italia. Tanti di quelli che sono ritratti in quella foto, scattata fuori dall’allora Comitato reggiano prima della partenza per le zone terremotate, non ci sono più e Fernando, che oggi di anni ne ha 68, si è commosso ricordando la sua esperienza tra le famiglie di Gemona. La sua voce, rotta dall’emozione per il ricordo “indelebile” di quella tragedia, racconta più delle stesse parole il segno lasciato da quell’esperienza e il senso profondo di umanità che anima i Volontari della Croce Rossa. Oggi, come 50 anni fa.
