IFRC

Il 4 aprile di ogni anno si celebra la Giornata internazionale per l’azione contro le mine e gli ordigni bellici inesplosi. Da decenni, il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa denuncia gli effetti indiscriminati delle mine e la grave minaccia che queste armi continuano a rappresentare per i civili, sia durante i conflitti armati che ben oltre la loro conclusione. Anche il loro impatto economico è significativo, poiché provocano un deterioramento diffuso del suolo e rendono necessari ingenti investimenti da parte degli Stati in programmi di sminamento, riabilitazione fisica e reinserimento socio-economico delle persone colpite.

L’adozione della Convenzione sulla messa al bando delle mine antipersona nel 1997, nota anche come Trattato di Ottawa, è quindi stata considerata un passo storico verso una maggiore protezione dei civili in contesti di conflitto armato. Dopo anni di progressi costanti da parte degli Stati nell’attuazione di questa Convenzione, tuttavia, si stima che negli ultimi anni il numero di vittime provocate dall’impiego di queste armi sia nuovamente aumentato. Basti pensare che solo nel 2024 risultano essere 6.279 le persone uccise o ferite nel mondo da mine e residuati bellici inesplosi, il dato annuale più alto dal 2020 (Landmine Monitor Report 2025).

Inoltre, è allarmante che diversi Stati promotori del disarmo umanitario abbiano ora intrapreso misure per ritirarsi dalla Convenzione o per “sospenderne” l’applicazione. Questo rappresenta un preoccupante passo indietro che rischia di erodere protezioni fondamentali per la popolazione civile, nonché sforzi più ampi volti a sostenere il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) proprio nei momenti in cui è più necessario garantirne il rispetto.

In questo quadro, la CRI rinnova il suo impegno, insieme a tutto il Movimento Internazionale, affinché la Convenzione sulla messa al bando delle mine antipersona resti una pietra miliare in ambito di disarmo umanitario, per garantire un mondo libero dalla minaccia di armi che hanno conseguenze umanitarie inaccettabili.

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