In occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario 2026, con un messaggio congiunto, Kate Forbes, Presidente della Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, e Mirjana Spoljaric Egger, Presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, hanno voluto ricordare l’importanza di garantire la sicurezza degli operatori umanitari.
“Nel World Humanitarian Day, celebriamo giustamente il coraggio degli operatori umanitari e dei Volontari. Tuttavia, rendere omaggio al loro coraggio e al loro impegno mentre gli operatori umanitari vengono uccisi in numero record non è sufficiente.
Da inizio anno, il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha pianto la morte di 12 colleghi uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro. L’anno scorso erano stati 24.
Non dobbiamo permettere che gli attacchi contro gli operatori umanitari diventino la norma. Oggi esiste il rischio concreto che il mondo finisca per accettare che gli attacchi, i ferimenti o le uccisioni degli operatori umanitari possano essere considerati “un rischio del mestiere” o un aspetto inevitabile delle crisi odierne.
La risposta non può essere quella di chiedere ai nostri colleghi di essere più coraggiosi. La risposta deve essere quella di consentire loro di svolgere il proprio lavoro in sicurezza.
La realtà sul campo
Ogni giorno, in qualche parte del mondo, un operatore umanitario parte sapendo che potrebbe non tornare a casa. Parliamo di medici, autisti, tecnici e Volontari. Il loro coraggio è straordinario. Ma il coraggio non ferma i proiettili né garantisce un passaggio sicuro.
I rischi stanno diventando sempre più difficili da gestire. In un contesto sempre più polarizzato, i fatti vengono messi in discussione, la fiducia è fragile e le notizie false si diffondono rapidamente. I leader politici, i personaggi pubblici, i media e le piattaforme online contribuiscono tutti a plasmare il contesto in cui si svolge l’azione umanitaria.
La retorica che disumanizza gli operatori umanitari, getta sospetti sull’imparzialità degli aiuti o mina la fiducia nei simboli distintivi può rendere ancora più pericoloso un lavoro già di per sé rischioso. Le campagne di disinformazione mirate deliberatamente contro gli operatori umanitari spesso non rimangono solo online. Possono avere conseguenze concrete in termini di pericoli e ostilità che le nostre squadre devono affrontare mentre svolgono il loro lavoro.
La protezione richiede azione
La sicurezza dei nostri colleghi dipende dal rispetto, da parte dei governi e delle parti coinvolte nei conflitti armati, degli obblighi previsti dal Diritto Internazionale Umanitario. Ci rincuora il fatto che 122 Stati abbiano firmato la Dichiarazione per la protezione del personale umanitario e nutriamo la speranza che questo rinnovato impegno si traduca in misure concrete volte a rafforzare la sicurezza e la protezione degli operatori umanitari.
Le espressioni di sostegno agli operatori umanitari sono importanti, ma alle parole devono corrispondere decisioni da parte di chi detiene potere e influenza per far rispettare le regole, difendere lo spazio per l’azione umanitaria e compiere scelte che consentano agli operatori umanitari di raggiungere le persone che hanno bisogno e tornare a casa.
Proteggere il personale umanitario non è un favore fatto alle nostre organizzazioni. È un obbligo e, cosa ancora più importante, un’ancora di salvezza per ogni persona la cui vita un giorno dipenderà dall’arrivo di un’ambulanza, dalla presenza di un volontario o dalla capacità di un operatore umanitario di raggiungerla, perché il mondo ha preservato lo spazio necessario per farlo in sicurezza.
