Sono passati 34 anni da quando, a Capaci, poco distante da Palermo, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, caddero vittima di un attentato mafioso. Ogni anno, da allora, ne celebriamo l’impegno, il sacrificio estremo, ma soprattutto il lucido coraggio. La loro lotta per una cultura della legalità era una lotta per il rispetto di ogni essere umano, perché sapevano bene che dove c’è la mafia l’Umanità svanisce.
Per questa ragione, per la Croce Rossa Italiana ricordare quella tragedia significa rinnovare una promessa: quella dell’impegno al fianco delle comunità più fragili per aiutare chi è più esposto alla mancanza di prospettive e alla prepotenza di sistemi di potere criminali, cercando di costruire una società più giusta, inclusiva e solidale, dove nessuno venga lasciato indietro.
Le Volontarie e i Volontari CRI lo fanno ogni giorno, mettendo in ogni loro azione lo stesso profondo rispetto per la dignità umana che ha animato quei servitori dello Stato uccisi dalla mafia. È anche sulle loro gambe, parafrasando proprio Giovanni Falcone, che continua a camminare l’idea di una società libera dall’illegalità e dalla violenza della prevaricazione.
