1987 – 2017 #Valtellina – le #Crocerossine a trent'anni dall'alluvione

  1987 - 2017 #Valtellina - le #Crocerossine a trent'anni dall'alluvione  

L’impegno delle #InfermiereVolontarie della CRI in occasione dell’alluvione della Valtellina del 1987 durò oltre cento giorni: impiegate presso la Prefettura di Sondrio, l’Ospedale di Tirano e Sondalo, il Centro Operativo di Emergenza, il Consorzio Agrario, le Crocerossine lombarde hanno prodigato cure e assistenza alla popolazione evacuata dai paesi colpiti il 18 e il 28 luglio da una drammatica calamità.Il Comando del III Centro di Mobilitazione Lombardia, con sede a Milano, invita con prontezza le 130 Sorelle iscritte nel ruolo di emergenza all’intervento a favore dei cittadini valtellinesi: la risposta è corale, la partenza immediata.

  

L'impegno delle #InfermiereVolontarie della CRI in occasione dell'alluvione della Valtellina del 1987 durò oltre cento giorniimpiegate presso la Prefettura di Sondrio, l'Ospedale di Tirano e Sondalo, il Centro Operativo di Emergenza, il Consorzio Agrario, le Crocerossine lombarde hanno prodigato cure e assistenza alla popolazione evacuata dai paesi colpiti il 18 e il 28 luglio da una drammatica calamità 

  

Nuclei mobili della Croce Rossa Italiana – autoambulanze, tende e ricoveri mobili – procedono incolonnati insieme a Vigili del Fuoco, Esercito rappresentato da reparti di Bersaglieri e genieri, Carabinieri e uomini della Guardia di Finanza, Polizia e Protezione Civile.Le Crocerossine raggiungono in poche ore Morbegno, dove si interrompono le comunicazioni stradali, ferroviarie e telefoniche con la parte superiore della Valle. Pioggia ancora incessante, fango a coprire ogni cosa, fuorché un odore acre che accompagna quelle prime giornate e che si farà più intenso dopo la frana della fine di luglio.Inizia una collaborazione senza sosta tra i soccorritori, i Vigili del Fuoco e l’Esercito impegnati nel tentativo di estrarre dalla enorme massa di fango dei superstiti e di ristabilire le vie di comunicazione, le Infermiere Volontarie dislocate in punti diversi con differenti mansioni: alcune alla Centrale Operativa organizzata all’interno della Prefettura lavorano per il supporto alle famiglie dei tanti dispersi, altre sono assegnate all’obitorio per il riconoscimento delle vittime. Tutte prestano Servizio infermieristico alla cittadinanza e agli operatori, provati da turni lunghissimi e dallo strazio della situazione.

  Inizia una collaborazione senza sosta tra i soccorritori, i Vigili del Fuoco e l’Esercito  

Per le prime 24 ore nessuno può concedersi un attimo di riposo, poi seguono notti brevi in una aula scolastica allestita con scarne brandine.Le campane a martello indicano il pericolo ancora in agguato: le Sorelle vengono informate di cosa fare nel caso in cui si sentano suonare a stormo; dovranno recarsi alla Centrale Operativa e attuare il piano di evacuazione della popolazione predisposto dalla Prefettura.Sondrio è ancora irraggiungibile, i mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco, arrivati da Venezia, rappresentano il solo modo di muoversi sul terreno, mentre in aria volano gli elicotteri che perlustrano dall’alto le zone colpite e trasportano i feriti. All’alba due militari su Jeep dell’Esercito Italiano portano le Infermiere Volontarie – dotate di quanto necessario per gli interventi di primo soccorso e di vaccini da somministrare ai superstiti – nei luoghi colpiti dalla prima frana, per recuperarle a fine giornata.I radioamatori hanno un ruolo essenziale nella diffusione delle informazioni dalla periferia al centro, danno indicazione dei superstiti, alleggeriscono la tensione dei genitori che hanno i figli in villeggiatura nei campeggi estivi locali.

  

Le campane a martello indicano il pericolo ancora in agguato: le Sorelle vengono informate di cosa fare nel caso in cui si sentano suonare a stormoIl 27 luglio vengono mobilitate altre Sorelle, devono recarsi a S. Antonio Morignone per iniziare la mattina successiva l’evacuazione degli abitanti 

  

Si susseguono, dalle sei del mattino all’una di notte, riunioni operative con la Protezione Civile cui partecipano tutti i soggetti coinvolti nel piano di soccorso, arrivano sul luogo le Autorità nazionali e internazionali: l’allerta è massima, la tensione altissima. Si prevedono nuove frane, si teme per l’incolumità della popolazione e degli operatori che, richiamati alla Centrale, riescono a rientrare solo diverse ore più tardi. Il 27 luglio vengono mobilitate altre Sorelle, devono recarsi a S. Antonio Morignone per iniziare la mattina successiva l’evacuazione degli abitanti – restii a lasciare le loro case e gli animali. Arrivano da Milano con un camper della Croce Rossa Italiana che è ancora notte e attendono il medico che le accompagnerà: il suo leggero ritardo salverà loro la vita.Alle 7.30 del 28 luglio frastuono e polvere coprono ogni cosa, la frana della Val Pola distrugge intere famiglie, intere frazioni.Inizia la ricostruzione, l’avvicendamento delle Crocerossine prosegue. Le Sorelle lavorano nei consorzi provinciali preposti alla distribuzione di vestiario e generi alimentari, amministrano i conti, prestano assistenza infermieristica nei piccoli ospedali da campo dislocati ove possibile, nelle roulotte adibite ad ambulatorio a San Bartolomeo, continuano i turni all’ospedale di Tirano. Guidano i mezzi della CRI diffondere l’ordinanza sull’uso dell’acqua potabile, erogata da un’unica fonte; trasportano gli sfollati alle loro case affinché possano recuperare quanto scampato alla frana, fanno loro visita e prestano le cure necessarie a Sirta, Tola, Villa Pinta, raggiungono gli agricoltori nelle stalle, scaricano pezzi meccanici, forme di formaggio, frutta e verdura dai camion in arrivo. La situazione è ancora instabile.

  Inizia la ricostruzione, l’avvicendamento delle Crocerossine prosegue.  

Giunge a confortare le Sorelle e a verificare l’efficienza del loro impiego l’Ispettrice Nazionale delle Infermiere Volontarie CRI.La sera del 24 agosto scatta un nuovo allarme di evacuazione della popolazione, nella notte le Crocerossine sono a chiamate a supportare l’ente ospedaliero di Bormio e Sondalo nello spostamento di oltre 600 sfollati, in prevalenza persone anziane, dalle Case di Riposo dei Comuni limitrofi. Resteranno a fare Servizio presso il presidio continuativamente sino al 23 settembre.La stabilizzazione del territorio richiede tempi e sforzi straordinari: a Cepina, S. Antonio Morignone, Aquilone, San Bartolomeo, Tartano, Colorina e in altre località gli operai intervengono con le idrovore per pompare l’acqua e i geologi procedono il loro lavoro a fianco dei Vigili del Fuoco e dell’Esercito.Le Sorelle Capogruppo cooperano con loro e coordinano, dalla Centrale Operativa di Morbegno, le attività delle Infermiere Volontarie sul territorio fino a terminata esigenza. Il 28 ottobre rientrano nelle sedi di provenienza le ultime Sorelle, il primo novembre chiude l’unità di crisi della Prefettura.La relazione del 1987, redatta con puntuale precisione dalle Ispettrici di Comitato, restituisce – insieme alla lettura degli Stati di Servizio e al racconto di quante vissero quella esperienza – una nitida fotografia delle emozioni, del coinvolgimento professionale e umano, del senso del dovere e dello Spirito di Corpo, del profondo legame che si instaurò tra le Sorelle e la popolazione.Le Autorità locali tributeranno alle Infermiere Volontarie CRI il loro plauso e l’apprezzamento per l’opera svolta, l’Ispettrice Nazionale esternerà – a nome del Corpo delle Infermiere Volontarie – il suo più sentito elogio alle Sorelle. Tutte serbano ancora la medaglia commemorativa concessa per la partecipazione alle popolazioni colpite da pubbliche calamità e indossano con orgoglio il nastrino, prova di quella non dimenticata esperienza, sull’Uniforme.S.lla Mafalda Valentina Niro

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