La storia a lieto fine di Souleymane, ex rifugiato del centro CRI di Settimo Torinese

il protagonista

Grazie al progetto Sprar di Settimo Torinese, un ex rifugiato inizierà a lavorare in prova come elettricista a Marghera. Il quotidiano la Repubblica (ed. Torino) dedica oggi un articolo a questa bella storia di integrazione concreta, resa possibile anche dal supporto della rete di Croce Rossa.Di seguito l’articolo pubblicato oggi su la Repubblica (ed. Torino) L’ex rifugiato lascia Settimo farà l’elettricista a Margheradi Mariachiara Giacosa Ieri per Souleymane Soumana è stato il primo giorno di lavoro “ufficiale” in Italia. Sarà aiuto elettricista in prova per tre mesi a Fincantieri a Marghera, alle porte di Venezia. Se tutto andrà bene, poi arriverà il contratto definitivo. Fino ad allora vivrà nel campo della Croce Rossa a Iesolo, dove troverà vitto e alloggio in attesa di avere uno stipendio per farcela da solo. Soulyemane ha 29 anni, ma quando è sbarcato a Lampedusa ne aveva 24. Era scappato dal Niger per andare a lavorare in Libia. Dopo le primavere arabe ha dovuto fuggire anche da li, «altrimenti mi ammazzavano».Il viaggio in mare, l’approdo a Lampedusa, l’identificazione e poi la destinazione a Torino, al campo profughi di Settimo. Qui ha preso la licenza media, ha studiato l’italiano. Dopo due anni, nel 2013, quando il governo ha dichiarato chiusa l’emergenza Nord Africa, ha ricevuto 500 euro, il permesso umanitario e ha dovuto cavarsela da solo. «Ha sempre avuto le idee molto chiare su cosa fare» racconta il coordinatore del campo Ignazio Schintu che non l’ha mai perso di vista, anche negli anni in cui Souleymane è andato a vivere al Moi, perché non aveva trovato nessun altro posto: di giorno a raccogliere ferro da vendere, la sera a scuola per prendere il diploma da perito meccanico. Ora studia per il quarto anno. E così, quando l’azienda Quanta ha avviato un progetto di accoglienza attiva per formare e inserire nel mercato del lavoro alcuni profughi, Schintu si è ricordato di quel ragazzo e l’ha coinvolto. “Anaba, parola greca che significa viaggio lungo e difficile, proprio come quello di Souleymane, è il nome del progetto che ha selezionato il gruppo di richiedenti asilo ospiti del centro di accoglienza di Settimo per far loro frequentare corsi di orientamento e formazione professionale e acquisire competenze in saldo-carpenteria, lavorazioni del legno, meccaniche, elettriche e produzione agroalimentare. Per lui, e altri quattro, il posto di lavoro in Veneto. Una grande occasione. «È una grande emozione, è la prima volta che vado a lavorare davvero. E spero sia per sempre» ripete abbracciando le persone che sono state a suo fianco. Per non avere nemmeno trent’anni ne ha già viste tante, ma non ha perso la sua ironia e la spensieratezza. Venerdì, prima del suo ultimo weekend da “disoccupato”, ha affidato a Facebook la sua filosofia di vita. «La vita, per capirlo, devi andare in 3 posizioni: l’ospedale, la prigione e il cimitero — ha scritto — in ospedale si capirà che nulla è più bella di salute. In carcere si vedrà che la libertà è la cosa più prezioso. Al Cimitero vi renderete conto che la vita non vale niente, la terreno su cui camminare oggi sarà il nostro domani tetto. Buon venerdì a tutti».

  

  

              

Categorie: News

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