Milano, l’ultimo saluto a Franco Adriano Zecchillo

Un silenzio carico di commozione, seguito da un lungo applauso, ha accompagnato giovedì 5 novembre, a Milano, l’ultimo saluto al Capitano Franco Adriano Zecchillo, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, scomparso nel tragico incidente dell’elicottero dell’Esercito Italiano durante una missione di pace in Bosnia-Erzegovina.
Dopo i Funerali di Stato celebrati a Roma, familiari, amici, colleghi, volontarie e volontari della Croce Rossa si sono ritrovati a Milano per ricordare un uomo che, per oltre quarant’anni, ha dedicato tempo, competenze ed energie al servizio degli altri.
Alla cerimonia era presente Maurizio Bonomi, Presidente del Comitato Regionale Lombardia, delegato dal Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, per portare alla famiglia la vicinanza e l’abbraccio dell’intera Associazione.

«Ci sono momenti nei quali le parole sembrano inadeguate. Oggi è uno di questi», ha ricordato Bonomi nel suo intervento, invitando a guardare oltre le circostanze della tragedia per ricordare soprattutto l’uomo, il professionista, il militare e la persona.
Franco Adriano Zecchillo aveva dedicato decenni alla professione sanitaria, lavorando come tecnico perfusionista presso la cardiochirurgia dell’Ospedale di Legnano e affiancando all’attività professionale l’insegnamento all’Università dell’Insubria. Era inoltre Presidente della Commissione d’albo territoriale dei perfusionisti di Milano e Segretario nazionale della stessa, incarichi che testimoniano il suo impegno nella formazione e nella rappresentanza della professione.
All’interno del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana prestava servizio nel ruolo di infermiere. Un impegno che si inseriva in oltre quarant’anni di appartenenza all’Associazione, durante i quali aveva messo a disposizione competenze, tempo e disponibilità, partecipando alle attività di formazione e assistenza.
A testimoniare la sua costante attenzione all’aggiornamento è anche un particolare significativo:
Franco si era iscritto ad alcuni corsi previsti nell’ambito del “Berghem Camp”, il campo di formazione regionale organizzato a Dalmine negli ultimi giorni di ottobre, ma la chiamata alla missione di pace in Bosnia-Erzegovina gli aveva impedito di parteciparvi.

A ricordarne il valore professionale e umano è stato anche il Tenente Colonnello Dario Funaro, Comandante del III Centro di Mobilitazione Lombardia del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, al quale Zecchillo apparteneva.

«Sono fermamente convinto che il Cap. Franco Adriano Zecchillo abbia consegnato a tutti noi un patrimonio umano e professionale di straordinaria importanza»,

ha scritto Funaro nel suo messaggio di ricordo, sottolineando come il suo esempio debba continuare a guidare quanti condividono lo stesso impegno.
Funaro ha ricordato anche la capacità di Zecchillo di tradurre in gesti concreti i sette Principi Fondamentali della Croce Rossa, rappresentando con onore il Corpo Militare Volontario e contribuendo alla crescita dell’organizzazione.
Un significato ripreso anche da Bonomi, che ha sottolineato come l’appartenenza alla Croce Rossa non si esaurisca nell’assunzione di un ruolo, ma comporti una responsabilità che accompagna ogni scelta e ogni intervento.

«Indossare un’uniforme della Croce Rossa non significa soltanto assumere un ruolo o svolgere una funzione: significa portare con sé una responsabilità morale, quella di essere sempre dalla parte di chi soffre».

Il pensiero dell’Associazione va anche alla Sergente Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, e ai Sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi, dell’Esercito Italiano, che hanno perso la vita nello stesso tragico incidente.
Nel ricordo di Franco Adriano Zecchillo e delle altre vittime, resta il valore di un impegno che ha posto al centro la persona, la professionalità e il servizio agli altri. Un’eredità che la Croce Rossa continuerà a custodire, nelle parole con cui Bonomi ha concluso il proprio intervento:

«Noi continueremo a portare quella responsabilità. E continueremo a farlo anche nel tuo ricordo».

foto:

Paolo Radaelli

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