Un viaggio tra incontri, volti, storie e fiaccole che ogni anno riportano il Movimento Internazionale là dove tutto ebbe inizio

 

 

Ci sono luoghi che la storia consegna alla memoria per ciò che vi è accaduto, e ci sono luoghi che, anno dopo anno, riescono a riscrivere il proprio significato. Solferino è uno di questi: dove un tempo si combatteva, oggi ci si incontra. Dove si contrapponevano le artiglierie, oggi risuonano lingue diverse, sorrisi, abbracci e il passo condiviso di migliaia di volontarie e volontari della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Un luogo di scontro si è trasformato in luogo di incontro. 

Per un fine settimana, ogni anno, Solferino diventa la capitale mondiale dell’umanità, quell’Umanità fortemente voluta da Henry Dunant e inserita nei Principi Fondamentali della Croce Rossa, nata da un’intuizione dello stesso Dunant davanti alle sofferenze della battaglia di Solferino del 24 giugno 1859. La scelta di riproporre la fiaccolata proprio l’ultimo fine settimana di giugno, assume quindi un fortissimo valore simbolico. In questo week end le strade si riempiono di uniformi provenienti da ogni continente, di bandiere che sventolano una accanto all’altra, di fotografie scattate per conservare un ricordo, di piccoli oggetti scambiati come segno di amicizia, di strette di mano e conversazioni che spesso superano le barriere linguistiche. Non ci sono estranei: ci sono persone che, pur parlando lingue diverse e vivendo realtà lontane tra loro, condividono gli stessi Principi Fondamentali e lo stesso desiderio di essere accanto a chi ha bisogno.

È proprio questo il significato più autentico della Fiaccolata. Migliaia di fiaccole illuminano il percorso tra Solferino e Castiglione delle Stiviere, trasformando una strada attraversata dalla guerra in un lungo cammino di pace, trasformando, come si è detto, un terreno di scontro in una terra di incontro. Non è soltanto una tradizione, ma un momento in cui la memoria si intreccia con il presente e ricorda a tutti come, da quel dolore vissuto nel 1859, sia nata un’idea capace ancora oggi di unire donne e uomini di ogni parte del mondo. 

Al campo si vivono incontri che difficilmente si dimenticano. Ci si ritrova con il personale della cucina incontrato durante emergenze nazionali o a Livigno in occasione delle olimpiadi invernali; si riabbraccia Jole con cui si lavorava 30 anni fa a Sondrio ed ora presta servizio come volontaria a Lecco; si conosce Melissa, del Comitato di Sassuolo, arrivata a Solferino “a quattro ore dalla maturità”, soddisfatta di esser riuscita a conciliare lo studio con quello che definisce “uno degli impegni più importanti”; si salutano persone provenienti dal Gibuti, dalla Somalia, dalla Germania e da tanti altri Paesi: spesso non si parla la stessa lingua, ma uno sguardo, un sorriso o una stretta di mano sono sufficienti per capirsi. 

Si incontrano i Presidenti Regionali, il Presidente Nazionale, e anche Kate Forbes, Presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Nessuna autorità si sottrae a una fotografia insieme ai volontari, ma nessun volontario dimentica il contesto: tutto avviene con naturalezza, senza formalismi, in un ambiente fatto di musica, sorrisi e relazioni autentiche.

Per qualche ora scompaiono le distanze geografiche, culturali e perfino quelle legate ai ruoli. A Solferino non conta da dove si arriva, quale uniforme si indossa o quale incarico si ricopre: conta il motivo per cui si è scelto di esserci.

Il pomeriggio, però, è davvero di fuoco: il sole non concede tregua, le temperature superano abbondantemente i 30 gradi, e decine di volontari sono impegnati a distribuire acqua affinché non manchi a nessuno. È un gesto semplice ma essenziale, che racconta più di molte altre parole il significato dell’essere Croce Rossa.

Con l’arrivo della serata la musica lascia lo spazio alle parole, sul palco salgono le Autorità che, fino a pochi minuti prima, si confondevano tra le migliaia di persone presenti. Nei loro interventi emerge con forza la voce della Croce Rossa: una posizione chiara di fronte alle crisi che attraversano il mondo, fedele ai sette Principi Fondamentali e al mandato umanitario del Movimento.

Al termine del momento istituzionale si accendono le prime fiaccole, ed a breve prende vita il lungo corteo, lento che va incontro alla notte illuminandola. È il momento più atteso, quello in cui il silenzio del cammino sembra raccogliere la memoria del passato e trasformarla in un messaggio di speranza.

Camminando insieme, fiaccola dopo fiaccola, si comprende che Solferino non è soltanto il luogo in cui è nata la Croce Rossa. È il luogo in cui, ogni anno, il Movimento ritrova le proprie radici, rinnova il proprio impegno e dimostra che un terreno di scontro può diventare, per sempre, un terreno di incontro.

Articolo scritto da: Domiziano Lisignoli domiziano.lisignoli@lombardia.cri.it

Copy link
Powered by Social Snap
Comitato Regionale Lombardia
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.