“Dicono di noi”. A Rocca la rete della Croce Rossa «Ho saputo imparare dagli errori»

dal Corriere della Sera del 7 novembre 2017 – pagina 29 di Francesco Di Frischia

ROMA Un italiano per la prima volta nella storia guida la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Firc): Francesco Rocca, 52 anni, è stato eletto al primo turno, a maggioranza assoluta, a Antalya, in Turchia, sostenuto soprattutto dai delegati di Medio Oriente, Centro Asia, America Latina e Africa. Era presidente della Cri italiana e vicepresidente del network umanitario più grande del mondo. «Ringrazio tutti coloro che mi hanno votato e i volontari della Croce Rossa dei quali sono orgoglioso: dedico questa vittoria a loro e alla mia famiglia, ma c’è tanto lavoro da fare». Il pensiero corre subito «al Bangladesh dove sono arrivate all’improvviso 600 mila persone in fuga dai militari che comandano in Myanmar: ora lì c’è una baraccopoli enorme dove manca tutto».

Nel discorso di presentazione di fronte a chi lo ha scelto tra quattro candidati, Rocca, sposato, padre di due figli e nonno con una nipotina di 2 anni, ricorda anche la storiaccia di spaccio di droga per la quale a 19 anni è stato condannato: «Non potevo nascondere quello che è successo — spiega — ma quello sbaglio in gioventù, che mi fa soffrire anche oggi, mi ha dato una grande spinta, mi ha fatto capire che non potevo pensare solo a me stesso, che c’erano anche gli altri. Io ci credo profondamente. E sono maturato, in fretta».
Qualcuno che avrebbe preferito un altro presidente ha tentato di boicottarlo riportando alla ribalta il suo passato. Rocca però, ha trasformato la sua condanna in una storia di riscatto: «Bisogna imparare dagli errori e migliorarsi ogni giorno che passa. Questa la mia filosofia di vita. Ho creduto giusto ricordare il mio errore anche davanti a chi mi doveva giudicare idoneo o no a guidare il Comitato internazionale della Cri». Onestà e traspa-renza, a volte, non sono solo belle parole. «L’umanità è fragile, ogni individuo è fragile e può sbagliare — dice —, ma si deve rispondere alle fragilità, generali e individuali».

Così, dopo avere toccato il fondo Rocca decide di cambiare strada: dal 1988 diventa volontario e poi si laurea in tre anni e mezzo in Giurisprudenza all’Università «la Sapienza». Inizia subito a fare l’avvocato e negli anni 90 finisce sotto scorta per sei anni perché difende alcuni collaboratori di giustizia. «E questo — fa notare — dava fastidio alla criminalità organizzata…». A metà degli anni 2000 lascia i tribunali e comincia a occuparsi di attività sociosanitarie: per 5 anni dirige un grande ospedale della Capitale, il nuovo Sant’Andrea, e nel 2008 diventa Commissario straordinario della Cri e inizia a affrontare catastrofi e guerre: tra queste il terremoto a Haiti nel 2010, la carestia nel Corno d’Africa nel 2011, le crisi in Medio Oriente e altri grandi emergenze umanitarie che hanno visto la Cri e la Mezzaluna Rossa in prima linea, senza dimenticare i terremoti in Italia e la crisi dei migranti nel Mediterraneo.

Ora tra gli obiettivi del neo eletto c’è «rafforzare la resilienza, la capacità di prepararsi ai disastri sul territorio da parte delle comunità locali», perché «è finito il periodo degli aiuti calati dall’alto dalle agenzie mondiali — precisa —. Per fare questo, però, sono fondamentali preparazione e trasparenza nell’uso delle risorse».

 

Articolo di Francesco Di Frischia
pubblicato su: Corriere della Sera – 07 novembre 2017 – pagina 29

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