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Giovani

Il vecchio ed il nuovo... povero ed emarginato

Foto del workshop le nuove povertà
Un momento del workshop

Cambiamenti demografici e sociali, sempre più nuclei familiari di single, nuove forme di coabitazione (studenti universitari e lavoratori pendolari), incremento dell'incompatibilità dei tempi di lavoro con quelli della cura dei figli, madri "adulte", aumento di nascite fuori dal matrimonio, sono fenomeni all'ordine del giorno che hanno fortemente influenzato la nascita di una nuova "classe", i nuovi poveri: questo il tema centrale del workshop tenuto da Arianna Marchetti, intitolato le Nuove Povertà.
 
Con l'intervento di Daniele Bruni sono stati individuati questi nuovi ceti: gli anziani soli, il pro di una longevità invidiabile e il contro di una pensione che non basta mai, nessuno stimolo culturale e un abisso col lontano mondo dei giovani e allora perché non mobilitarsi per organizzare un corso di uncinetto o di carte e perché no, cimentarsi insieme nella soluzione di un cruciverba, visioni diverse e fare tesoro della loro potenziale ricchezza? Giovani coppie che si trovano a fronteggiare spese ingenti, maternità inaspettate e la difficile inesperienza di una gestione familiare, per non parlare dei nuclei monogenitoriali, a netta prevalenza femminile. I disoccupati, in forte e crescente aumento frenati dai contratti a termine, la precarizzazione che porta all'incertezza e fragilità reddituale, il mercato cerca personale qualificato, c'è l'esigenza quindi di formazione continua, questo, punto di partenza per una riflessione, organizzare corsi formativi/informativi col fine anche di un incentivo alla creazione di lavori nuovi.
 
I migranti, gli invisibili della società, che affidandosi all'idea di una realtà temporanea, nella speranza di una nuova vita e lavoro, finiscono spesso invece con l'infoltire le milizie dei senza fissa dimora. Daniele ha poi illustrato un nuovo progetto del comitato di Latina: "Nuova cittadinanza", consiste in diversi provvedimenti quali l'affrontare il sopracitato tema delle nuove povertà, delle problematicità della popolazione migrata, delle unità di strada. Quest'ultimo tema, largamente trattato, ha messo in luce le diverse modalità di comportamento, se nel comitato di Latina intervengono 10 operatori più un volontario per unità di strada 365 giorni l'anno; invece per Milano, come ha illustrato Riccardo De Zottis, del comitato di Milano, scendono in campo oggi 15 unità che non si concentrano solo nelle zone calde di concentrazione di persone gravemente emarginate, ma trattano tutte le zone cercando, col pretesto di un tè e un paio di brioche, di instaurare un rapporto e portare un minimo di conforto, facendo forza sull'esperienza maturata in 10 anni di servizio, sapendo che per ogni giorno da "barbone" ne serviranno 100 da persona "normale" per tornare ad una vita nella norma.
 
Terzo intervento fortemente incentrato sul tema delle 'unità di strada' è stato affrontato da Maurizio Rotaris, responsabile del centro diurno Sos Stazione Centrale di Milano, da 20 anni a stretto contatto coi senza dimora, ha iniziato cercando un dialogo e una relazione, avendo appurato che la distribuzione dei beni di prima necessità non fruttava il risultato cercato; la prova della buona riuscita sta nella fiducia riposta negli operatori da parte degli homeless, spesso immigrati irregolari, alcolisti e malati psichici; non si è fermato davanti agli insuccessi e alla cecità delle istituzioni, forte delle sue piccole vittorie. Successivamente ha riscontrato la necessità di creare un luogo a loro dedicato, si ha così la nascita del Centro diurno, sito in uno dei tunnel della stazione centrale, col costante obiettivo di mantenere un equilibrio e ritenendo ogni piccola conquista una grande impresa. Ha saputo far conoscere questo mondo, non con i convenzionali convegni, ma proponendo un emarginato positivo, di lusso, creativo, cantante e testimonianza ne sono: il progetto musicale, con la formazione di un gruppo di emarginati, i Barbunband, e il progetto fotografico Image of the invisible, con scatti realizzati sempre da loro.

La lotta all'individualismo, alla discriminazione e al pregiudizio, lavorare sulle capacità residue ed esaltarle, acquisire la consapevolezza che alla fine non si può fare tutto, ma è bene fare dove si può, sempre.

 
 

Letizia Vilardo
Foto di Adam Kalil

 
 
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