{"id":498,"date":"2014-04-04T00:00:00","date_gmt":"2014-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/sito.cri.intra\/emilia-romagna\/2014\/04\/04\/quel-pezzo-dafrica-sbarcato-a-bologna\/"},"modified":"2014-04-04T00:00:00","modified_gmt":"2014-04-03T22:00:00","slug":"quel-pezzo-dafrica-sbarcato-a-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cri.it\/emilia-romagna\/2014\/04\/04\/quel-pezzo-dafrica-sbarcato-a-bologna\/","title":{"rendered":"Quel pezzo d&#8217;Africa sbarcato a Bologna"},"content":{"rendered":"<h1 >Quel pezzo d&#039;Africa sbarcato a Bologna. Intervista al Direttore del Centro di Accoglienza per Migranti della Croce Rossa Italiana<\/h1>\n<div >\n<div ><img fetchpriority=\"high\"  src='http:\/\/cri.it\/wp-content\/uploads\/cri-content\/images\/6\/c\/a\/D.ffaa6e89ef1ff9d8791b\/migranti.png' width=\"300\" height=\"199\" alt='' \/><\/div>\n<div >\n<p>Nella prima periferia bolognese \u00e8 situato il <em >Centro di Accoglienza per Migranti<\/em>, gestito dalla Croce Rossa Italiana, la pi\u00f9 grande struttura di accoglienza dell&#8217;Emilia Romagna. Per conoscere nel dettaglio le attivit\u00e0 che gi\u00e0 da un anno e mezzo vi vengono svolte,\u00a0 abbiamo incontrato il Direttore del Centro, il <em >Capitano del Corpo Militare <acronym title='Croce Rossa Italiana' lang='it'>C.R.I.<\/acronym> Michele Camurati<\/em>.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <br \/><em >Direttore, negli ultimi tempi siamo stati testimoni di un aumento esponenziale delle attivit\u00e0 di emergenza svolte dalla Croce Rossa Italiana, non solo all&#8217;estero ma anche sul territorio nazionale, non ultimo il terremoto in Emilia. Cosa sta succedendo?<br \/><\/em>Vede, succede che il vento \u00e8 cambiato. Il Mondo stesso sta cambiando.\u00a0 Se \u00e8 vero che il nuovo Millennio \u00e8 stato inaugurato dal lutto dell&#8217;11 Settembre, \u00e8 altrettanto vero che da quel momento \u00e8 maturata la consapevolezza che i problemi che ci affliggono oggi sono di portata globale e come tali richiedono una risposta globale. Mi spiego meglio. Grazie alle nuove possibilit\u00e0 tecnologiche e informatiche oggi conoscersi, condividere le idee, organizzarsi e contarsi &#8220;facendo rete&#8221; &#8211; in altre parole, scoprire che &#8220;l&#8217;Altro&#8221; \u00e8 parte della soluzione del tuo problema &#8211; permette di abbattere le barriere, sconvolgendo completamente il paradigma fino a poco prima vigente, quello cio\u00e8 fondato sulla separazione dei territori e sul dominio dei popoli. Oggi il sipario si \u00e8 alzato. I tempi sono maturi per l&#8217;avvento di una nuova stagione caratterizzata dal cambiamento, una stagione in cui soprattutto i giovani hanno preso coscienza del loro potere e si stanno attivando in maniera pacifica per modificare gli assetti geopolitici delle proprie nazioni, assetti che in taluni casi hanno perdurato, immutati, per decenni. Credo che questo sia lo scenario con cui ci dobbiamo confrontare oggi: un mondo fatto di persone in costante movimento e compenetrazione, che &#8211; data la velocit\u00e0 del fenomeno &#8211; sempre pi\u00f9 spesso necessitano della nostra assistenza.<\/p>\n<p><em >I cittadini hanno paura che &#8220;verremo conquistati&#8221; dallo straniero. Voi come vivete questi grandi movimenti di persone?<br \/><\/em>Le migrazioni dei popoli sono una costante nella storia del genere umano, ma negli ultimi decenni costituiscono sempre di pi\u00f9 il segnale di un profondo squilibrio di diritti, crescita e benessere, spesso collegato a conflitti armati, violazioni delle libert\u00e0 fondamentali e persecuzioni nei paesi d&#8217;origine. Senza dubbio rappresentano una questione molto delicata, che deve essere affrontata senza pregiudizi ideologici n\u00e9 estremismi di alcuna sorta, ma alla luce della sua complessit\u00e0. Richiede pertanto un atteggiamento costruttivo, di comprensione e apertura, che sappia affrontare in modo concreto le difficolt\u00e0 e al contempo coglierne le potenzialit\u00e0. Tuttavia, contestualizzando il fenomeno nella realt\u00e0 socio economica attuale, e a fronte dei sacrifici richiesti di questi tempi agli italiani, posso capire (ma non comprendere), che lo straniero per qualcuno sia ancora concepito, erroneamente, come una minaccia.<br \/>In quanto operatori umanitari da questo punto di vista siamo privilegiati, poich\u00e9 \u00e8 il nostro stesso lavoro che ci\u00a0 rende flessibili e adattabili a differenti contesti umani e culturali, aperti ai cambiamenti, ma soprattutto ci porta ad essere in prima linea nell&#8217;affrontare queste nuove sfide. Anche se nessuno di noi, fino a pochi mesi fa, avrebbe mai immaginato che un&#8217;emergenza di questo tipo ci avrebbe portati ad imparare in cos\u00ec breve tempo usi e costumi di diversi stati africani, arrivando a padroneggiarne persino la geografia.\u00a0 Eppure l&#8217;abbiamo fatto, e nonostante le difficolt\u00e0 incontrate durante questo percorso, ora ci sentiamo pi\u00f9 completi, non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto da quello umano. Lavorando con queste persone \u00e8 impossibile non scorgere nei loro occhi sguardi di sofferenza, nelle rughe sui volti segni di fatiche, nelle cicatrici memorie di violenze subite, segni concreti di diritti violati e privazioni.<br \/>Personalmente, sono convinto che l&#8217;opera di salvaguardia dei diritti di queste persone cos\u00ec vulnerabili rappresenta un modo per coltivare anche la nostra stessa dignit\u00e0 e difendere quei diritti umani che troppo spesso diamo per scontati. Siamo ad un nuovo inizio e senza dubbio da questo incontro non possiamo che crescere. <br \/>Si potrebbe pensare a noi come l&#8217;avanguardia della societ\u00e0 civile, infatti sempre pi\u00f9 ci viene richiesto di essere tolleranti, flessibili, adattabili ad un contesto in costante mutamento.\u00a0\u00a0 <\/p>\n<p><em >Come \u00e8 nato il Centro di Accoglienza?<br \/><\/em>Innanzitutto bisogna considerare che il Centro di Accoglienza &#8220;S. Felice&#8221; di Bologna \u00e8 una struttura d&#8217;emergenza, realizzata da Croce Rossa Italiana per rispondere alle urgenti necessit\u00e0 assistenziali che si sono presentate in seguito agli scontri causati dalla cosiddetta &#8220;Primavera Araba&#8221;, nei territori del Nord Africa e del Maghreb. Questi scontri hanno determinato un massiccio afflusso di persone che fuggivano dai luoghi delle insurrezioni, cercando di mettersi in salvo dalle ostilit\u00e0 sperando al contempo di poter beneficiare di condizioni di vita migliori rispetto a quelle che detenevano nei paesi di provenienza. L&#8217;imponenza dei flussi in arrivo ha fatto s\u00ec che il Governo demandasse alla Protezione Civile la gestione dell&#8217;emergenza a livello nazionale.\u00a0In Emilia Romagna l&#8217;Agenzia Regionale di Protezione Civile ha quindi affidato a Croce Rossa il compito di destinare una propria struttura per l&#8217;accoglienza dei profughi in arrivo, anche sulla base del rapporto fiduciario instauratosi in seguito alle passate emergenze. La struttura che ospita il Centro era naturalmente gi\u00e0 esistente, e una porzione di essa continua tutt&#8217;ora ad ospitare il Centro di Mobilitazione delle componenti della Croce Rossa che sono ausiliarie delle Forze Armate italiane. Data la capienza della struttura, trova spazio all&#8217;interno di essa anche il magazzino regionale delle attrezzature campali di protezione civile: possiamo dire che in pratica si tratta di una grande base logistica di Croce Rossa che \u00e8 in grado di farsi punto di riferimento per la risposta alle emergenze che si dovessero verificare sia sul territorio nazionale che su quello internazionale.<br \/>\u00a0<br \/><em >E&#8217; rassicurante sapere che in Italia ci siano persone come voi che si allenano e si preparano ad affrontare ogni tipo di crisi, anche all&#8217;insaputa del comune cittadino. Ma come riuscite a conciliare le diverse anime di questa struttura cos\u00ec complessa?<br \/><\/em>Grazie alla professionalit\u00e0 ed allo spirito di dedizione che ci caratterizza come uomini e donne di Croce Rossa, grazie alla passione che ci pervade quando realizziamo di essere parte di un &#8220;qualcosa di pi\u00f9 grande&#8221;, un meccanismo complesso ed integrato di mobilitazione dello spirito di umanit\u00e0 e di soccorso a chi si trova in difficolt\u00e0. Per questo siamo pronti a raccogliere la sfida mettendo da parte i personalismi e gli interessi settari. In questo senso, anche se a prima vista ci\u00f2 potrebbe sembrare inverosimile, noi crediamo che tutte le attivit\u00e0 che si svolgono qui, seppur diverse, siano tra loro interconnesse. E il comune denominatore \u00e8 l&#8217;amore per la persona umana. <\/p>\n<p><em >Quindi all&#8217;interno della struttura si possono incontrare diverse professionalit\u00e0?<br \/><\/em>Assolutamente, e non solo. Da quando amministrazioni cos\u00ec profondamente diverse, sia per tipo di attivit\u00e0 che per forma mentis, si sono trovate a dover coabitare nella stessa struttura, non \u00e8 raro imbattersi in forme di socializzazione che trascendono i canoni classici che ci siamo assuefatti a considerare normali all&#8217;interno della societ\u00e0 di oggi. Troviamo quindi giovani volontari appena ventenni, magari con il piercing al naso e lo spirito ribelle, cimentarsi per la prima volta in lavori che oggigiorno potrebbero apparire &#8220;degradanti&#8221; &#8211; come lavare i pavimenti o pulire i servizi igienici &#8211; aiutati da sottufficiali anziani dell&#8217;et\u00e0 dei loro nonni e dallo sguardo benevolo di chi la sa lunga. Discutendo insieme dei problemi del mondo e riscoprendo forme di dialogo e di confronto oramai poco professate, ci si conosce e ci si aiuta: chi sa usare il computer e chi sa aggiustare le cose, chi ha capacit\u00e0 tecniche con chi pu\u00f2 aiutarlo burocraticamente. Si fanno fruttare le diverse competenze fino al raggiungimento del fine condiviso: trascendere se stessi per meglio concentrarsi sulla relazione d&#8217;aiuto.<\/p>\n<p><em >Lei ha parlato di un modus operandi delle persone che sembra diverso da quello in auge al di fuori delle mura del Centro. Come vivono tutto questo gli ospiti da voi assistiti?<br \/><\/em>Ovviamente i nostri assistiti si collocano nel mezzo.\u00a0 Per loro il &#8220;mondo esterno&#8221;, &#8220;l&#8217;Italia&#8221;, \u00e8 tutto ci\u00f2 che hanno potuto sperimentare in questi pochi mesi di permanenza in una struttura che \u00e8 comunque confinata. Per fortuna Bologna \u00e8 una citt\u00e0 dal cuore grande, abituata da anni a ospitare persone provenienti dai quattro angoli del mondo, perci\u00f2 il trattamento nei confronti dei migranti non \u00e8 certo dei peggiori tra quelli fatti registrare nel resto d&#8217;Italia. Certo \u00e8 che durante il loro girovagare in citt\u00e0 non \u00e8 da escludere che si possano imbattere in manifestazioni di velato razzismo nei loro confronti,\u00a0 o ancor peggio che cadano nella rete della criminalit\u00e0 organizzata, e in quel vuoto del lavoro nero che fagocita sfruttando i pi\u00f9 deboli. In tal senso abbiamo cercato in ogni modo grazie a una fitta rete locale di evitare che ci\u00f2 possa accadere.\u00a0 La vita al Centro serve anche a testimoniare loro che esisteranno sempre luoghi gestiti da persone dotate di apertura mentale che fanno orgogliosamente sfoggio di buone prassi comportamentali, perch\u00e9 hanno capito che \u00e8 pi\u00f9 lungimirante scegliere di investire nel futuro, piuttosto che agitarsi illudendosi di fermare il cambiamento che avanza. <\/p>\n<p><em >Veniamo ai numeri: di quanti richiedenti asilo stiamo parlando?<br \/><\/em>Attualmente siamo a quota 124, ma nel periodo di massimo afflusso abbiamo ospitato 137 persone. Sono sempre stati tutti uomini di et\u00e0 compresa tra i diciotto e i quarant&#8217;anni, tranne cinque &#8220;over&#8221;, una vera e propria minoranza in mezzo ad una folla di giovani adulti. Il condividere lo stesso faticoso percorso di vita contribuisce per\u00f2 ad unirli nonostante la differenza d&#8217;et\u00e0.<\/p>\n<p><em >Provengono tutti dallo stesso paese o sono presenti gruppi di diverse nazionalit\u00e0?<br \/><\/em>Come operatori umanitari, fin dalle prime fasi dell&#8217;emergenza ci siamo subito resi conto che la provenienza maggiore \u00e8 da paesi dell&#8217;Africa Sub-Sahariana come la Nigeria e il Niger. \u00c8 pur vero che gli arrivi da questi paesi sono stati preceduti da un vero e proprio esodo di massa di giovanissimi tunisini, ritengo in fuga da un sistema economico stagnante, pi\u00f9 che a causa della paura di subire reali violenze fisiche. Quando gli scontri si sono spostati in Libia sono quindi arrivati in massa anche nigeriani e nigerini &#8211; che lavoravano nella repubblica araba come operai del settore petrolifero o in quello della cantieristica edile &#8211; mentre i flussi di cittadini provenienti dalla Tunisia tendevano a scemare. La cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la pressoch\u00e9 assoluta mancanza di cittadini libici. Ad oggi, non abbiamo notizie di sbarchi dove fosse registrata la loro presenza, ci\u00f2 significa che sono tutti impegnati a combattere, sebbene su fronti contrapposti, per conquistare la libert\u00e0 su quella terra dove sono risoluti a voler vivere.<\/p>\n<p><em >Quali servizi fornite ai migranti che varcano i vostri cancelli?<br \/><\/em>All&#8217;arrivo al Centro i migranti vengono registrati con un apposito modulo che si avvale di un questionario anamnestico di valutazione volto ad acquisire dati personali per noi fondamentali come la provenienza, il luogo di arrivo in Italia, l&#8217;et\u00e0 anagrafica o le preferenze religiose. Oltre a ci\u00f2 si cerca anche di venire a conoscenza delle reali condizioni di salute del migrante, per riuscire ad individuare tempestivamente i casi di possibile contagio o semplicemente per acquisire i medicinali pi\u00f9 adatti a trattare le singole patologie riscontrate. Effettuata la registrazione, si provvede a rilasciare un tesserino di riconoscimento ad uso interno, che permette l&#8217;identificazione dell&#8217;ospite da parte del personale di Croce Rossa. Una volta espletate queste formalit\u00e0 inizia il processo di accoglienza vero e proprio, con il quale &#8211; oltre al vitto e all&#8217;alloggio &#8211; eroghiamo servizi di consulenza legale, supporto psicologico e religioso, assistenza sanitaria e disbrigo delle pratiche connesse con la richiesta d&#8217;asilo incluse le spese per il rilascio dei Permessi di Soggiorno e dei bolli previsti; nonch\u00e9 il supporto nell&#8217;eventuale ricorso in caso di diniego attraverso l&#8217;individuazione di un legale di riferimento operante in patrocinio gratuito. Considerando che la conoscenza della lingua italiana \u00e8 l&#8217;elemento fondamentale per &#8220;costruire dinamiche relazionali nel contesto sociale&#8221;,\u00a0 sin dai primi giorni di arrivo al Centro,\u00a0 gli ospiti possono fruire di corsi mirati all&#8217;apprendimento della lingua italiana tenuti dal nostro personale qualificato all&#8217; insegnamento dell&#8217;italiano agli stranieri. Per chi ne facesse richiesta sosteniamo inoltre, anche a livello economico, la frequenza di corsi sia pubblici sia privati presenti nel territorio bolognese. Abbiamo attivato inoltre diversi progetti di &#8220;Work Experience&#8221;, uno in particolare, in collaborazione con AUSER ed il Comune di Bologna, inedito ed interessante che vede coinvolte tutte le istituzioni in ambito dell&#8217;Amministrazione Giustizia del territorio bolognese.<\/p>\n<p><em >In questo percorso siete da soli o avete trovato sostegno da parte di altri soggetti che, come voi, si battono in questo campo?<br \/><\/em>No, non siamo soli. La testimonianza di fiducia in ci\u00f2 che facciamo ci viene data quotidianamente da chi come noi si batte per la soluzione del problema immigrazione di massa.\u00a0 Parlo volutamente di &#8220;problema&#8221; perch\u00e9 con i numeri impressionanti che ci sono in gioco oggi, il sistema pubblico del welfare rischia veramente di non riuscire a raggiungere tutti in maniera efficace, determinando di fatto un&#8217;insostenibile carenza di servizi per un&#8217;alta percentuale di popolazione che \u00e8 effettivamente presente sul territorio. L&#8217;Agenzia Regionale di Protezione Civile, i Comuni, le Province, le AUSL, le ASP, la Regione, gli UTG e le Questure, il mondo dell&#8217;associazionismo e del volontariato, sono interlocutori di fiducia con i quali ci interfacciamo quotidianamente e con cui condividiamo tutte le nostre eventuali perplessit\u00e0 circa le modalit\u00e0 di intervento. Vede, non \u00e8 certamente facile parlare di diritti dei migranti in un paese che sta vivendo\u00a0 una crisi sociale, economica e soprattutto etica cos\u00ec profonda, ma diventa necessario per evitare pericolosi avvitamenti sul piano della tenuta democratica, come le scorse tragiche vicende greche ci insegnano.<\/p>\n<p><em >Quale ruolo specifico ha giocato Croce Rossa in questa emergenza?<br \/><\/em>Per capire meglio il ruolo che Croce Rossa\u00a0 ha cercato di svolgere, dobbiamo ritornare al febbraio dell&#8217;anno scorso quando il governo dichiara lo stato di emergenza nazionale, con i primi trasferimenti dei profughi sbarcati a Lampedusa ai C.A.R.A e alle strutture collettive. Ad aprile, viene varato il &#8220;Piano per l&#8217;accoglienza dei migranti &#8221; che affida alla Protezione Civile la gestione dell&#8217;emergenza. Su questa scelta pesano chiaramente due fattori fondamentali: da un lato il carattere emergenziale riconosciuto all&#8217;emorragia di arrivi via mare, dall&#8217;altro l&#8217;immediata disponibilit\u00e0 di risorse economiche per fronteggiare il problema. Ma questa opzione ha ampliato il gi\u00e0 articolato sistema di accoglienza: oltre ai C.A.R.A. e alle altre strutture governative straordinarie ad essi equiparate, oltre alla rete Sprar, si \u00e8 inserita la rete del Sistema Protezione Civile che funziona su base regionale. \u00c8 questo l&#8217;ambito in cui abbiamo cercato di renderci interlocutori &#8220;forti&#8221; al fine di minimizzare il rischio che questi sistemi viaggiassero parallelamente, senza comunicare tra loro. Ci siamo fatti promotori di una vastissima serie di attivit\u00e0 tese a sviluppare una &#8220;rete&#8221; omogenea e armonica nella risposta, fornendo un reale contributo alle Amministrazioni impegnate negli interventi di garanzia sociale e giuridica da adottare all&#8217;atto della chiusura della fase di accoglienza.<br \/>Un altro grande motivo di orgoglio da parte nostra \u00e8 l&#8217;aver ricevuto il plauso e la fattiva collaborazione da parte della NUNAI, l&#8217;Unione Nazionale delle Associazioni Nigeriane in Italia. Il Presidente Nazionale ci ha pi\u00f9 volte manifestato la sua gratitudine, omaggiandoci addirittura di una sua visita personale presso il nostro Centro di Accoglienza. Noi speriamo, con questa vera e propria proliferazione di reti di capitale sociale che si allargano sul territorio, di riuscire veramente a diminuire la vulnerabilit\u00e0 di questi migranti, fino a farli diventare a tutti gli effetti cittadini italiani ben integrati. Con l&#8217;opera sinergica di tutti gli attori, e con un pizzico di fortuna, ce la faremo.<\/p>\n<p><em >Direttore, di lei dicono che \u00e8 molto esigente e pretende dedizione assoluta dai suoi collaboratori, con i quali utilizzerebbe uno stile di leadership da molti reputato indecifrabile. Lei si definirebbe una persona autoritaria difficile da accontentare? <br \/><\/em>Vede, io credo di essere il risultato di una vita piena di sfide. Ho molto rispetto per le persone autentiche, quindi a mia volta mi reputo una persona sanguigna. Forse ha ragione, \u00e8 molto facile farmi arrabbiare, e in questo senso chi si relaziona con me deve possedere anche buone doti di mediazione, ovvero deve convincermi della bont\u00e0 di quanto afferma. Chi mi conosce bene lo sa: con me non \u00e8 sufficiente avere la risposta pronta, deve essere una risposta convincente. Su questo non transigo. \u00c8 vero, spesso ci\u00f2 significa essere pronti a sostenere un confronto molto acceso, ma ci\u00f2 non significa che io sia aggressivo. Ho la presunzione di voler risolvere le problematiche che mi si pongono dinanzi, e per questo pretendo che le risposte che diamo come team corrispondano a degli standard qualitativi adeguati al nostro ruolo. Le assicuro che dagli altri pretendo molto meno di quanto io non chieda a me stesso. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che non amo chi si incensa e i disfattisti. Per andare d&#8217;accordo con me \u00e8 necessario dimostrarmi che si \u00e8 disposti a spendersi personalmente, lavorando a testa bassa per ottenere risultati tangibili, che rispecchino la volont\u00e0 di perseguire un fine comune. <\/p>\n<p><em >Il suo non \u00e8 certo un ruolo dove ci si improvvisa. Lei come si \u00e8 preparato per questo incarico?<br \/><\/em>La mia storia parte da lontano. Deve sapere che non ho sempre lavorato per Croce Rossa, alla quale sono approdato relativamente tardi. Provengo da una famiglia di militari, diventato ufficiale di complemento ho svolto diverse missioni all&#8217;estero in zone di crisi e di conflitto, trovandomi pi\u00f9 volte ad operare in situazioni nelle quali la prontezza nel prendere decisioni, un elevato grado di doti di iniziativa e la capacit\u00e0 organizzativa sono fattori fondamentali per portare al termine una missione. Pur avendo imparato la disciplina e molte altre cose interessanti, ho comunque abbandonato presto l&#8217;Esercito e mi sono iscritto a Scienze politiche indirizzo sociologico, perch\u00e9 sognavo una vita diversa, lontana da casa e dalla routine di un incarico troppo irregimentato. Sono andato in Africa, come Security Manager per una grossa compagnia di Stato. Per diversi anni ho vissuto in paesi come l&#8217;Algeria e il Marocco, dove ho imparato a trattare con chi proviene da queste zone e da queste culture, che non sono poi cos\u00ec diverse dalle nostre, con loro serve soprattutto saper ascoltare, essere la prima persona a venire a conoscenza dei problemi, ed il pi\u00f9 creativo nell&#8217;ideare le risposte. Dopo il Nord Africa sono ritornato in Italia. Erano gli anni in cui si cominciava a parlare di risposta alle emergenze, di Disaster Management, di cooperazione allo sviluppo ed \u00e8 cominciata cos\u00ec la mia avventura di operatore umanitario. Sono stato testimone delle principali catastrofi umanitarie dell&#8217;Africa sub sahariana Ruanda, Namibia, Angola, Chad ecc., lavorando nei campi profughi in condizioni di estrema drammaticit\u00e0, accanto ai rifugiati, in campi in cui a volte erano ospitate pi\u00f9 di centomila persone. Ho vissuto in prima persona il dramma e le contraddizioni dell&#8217;Ex-Yugoslavia e della crisi balcanica. Sono partito con la Protezione Civile come consulente per l&#8217;Emergenza Tsunami, e nella giungla dello Sri Lanka ho ricordato a me stesso cosa significa vivere in condizioni di vita difficili, sperimentandole per giorni sulla mia pelle. Da l\u00ec in poi \u00e8 stato un susseguirsi di emergenze, collaborazioni, riconoscimenti e di alternanza tra ruoli tecnici e manageriali. <br \/>Oggi posso ancora dire di fare un lavoro stimolante, nel quale ogni nuovo giorno non \u00e8 mai uguale al precedente. Sapermi ancora in campo a sfidare i problemi del mondo col pensiero rivolto alle generazioni future mi d\u00e0 quella carica giusta che, tornato a casa, mi permette di guardare negli occhi mio figlio e sentirmi un padre degno di lui.<\/p>\n<p><em >(Ringraziamo Giovanni Vezzani per la collaborazione editoriale)<br \/><\/em><\/p>\n<\/div>\n<div >\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<div >\u00a0<\/div>\n<div >\n<div >\n<p><\/p>\n<\/div>\n<div >\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<div >\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prima periferia bolognese \u00e8 situato il Centro di Accoglienza per Migranti, gestito dalla Croce Rossa Italiana, la pi\u00f9 grande struttura di accoglienza dell&#8217;Emilia Romagna. Per conoscere nel dettaglio le attivit\u00e0 che gi\u00e0 da un anno e mezzo vi vengono svolte,\u00a0 abbiamo incontrato il Direttore del Centro, il Capitano del Corpo Militare C.R.I. 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